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poetry / Italian


NESSUNO  INTENDE  NESSUNO
ho  avuto  tante  volte  delle  pretese  assurde
credevo  che  la  mia  anima  fosse  un  radar
perfetto  per  i  tuoi  passi,  per  il  tuo  respiro
per  il  tuo  pianto.

potremmo  essere  finalmente  nei  panni  altrui
nel  cuore  del  prossimo,  con  amore,  redentori  giungere
se  non  scoprissimo  delusi  di  essere
i  prigionieri  della  nostra  propria  pelle .

il  tuo  canto  e  il  tuo  pianto,  il  tuo  sguardo,
le  emozioni,  la  tua  unicita  ed  i  tuoi  sogni
sono  tutti  i  miei,  per  eternita
ma  tutti,  per  sempre, saranno  stranieri  per  me

scoppiando  in  lacrime  ti  stringo  perduto
ti  abbraccio  come  non  potro  mai  piu  abbracciare
nessuno
esisti  in  me  piu  profondamente  che  nel  tuo  cuore
e  sconvolto  ti  sussurro  da  lontano:

–         nessuno  ha  mai  inteso  nessuno.

DA  NESSUNA  PARTE
Non  sono  presente  in  nessun  posto
e  da  nessun  posto  sono  assente

ho  desiderato  spesso
di  non  esistere  piu
benché  non  fossi  mai  vissuto
veramente.

qui  vicino  sbocciano,  maestose, le  ortiche
qui  vicino  gli  aerei  colorati
decollano.

non  sono  stato  condannato  in  nessun  posto
ed  in  nessun  posto  mi  posso  salvare.

AUTORITRATTO
Tutto  cio  che  potrei  toccare
e  non  tocco …
Tutto  cio  che  potrei  capire
e  non  capisco …
Tutto  cio  che  potrei  essere
e  non  sono.

SOLANGE
lei  mi  ha  illuminato  la  via
al  tempo  in  cui, gli  occhi  chiusi
cercavo, con  paura, un  posto
dove  riparassi  il  lume  degli  occhi

Sempre  lei  mi  ha  detto
quando  mi  sono  sdraiato  tranquillo
sulla  ferrovia
che, appena  le  speranze
mi  fossero  avvelenate,
potevo  incominciare  a  sperare.
madre  e  figlia  per  me,
confine  ed  infinito,
lei  non  si  e  ancora  mostrata.

la  sua  storia  nessuno  dice
la  sua  storia  nessuno  scrive
la  sua  storia, la  sapevo  tutta
anche  prima  di  esser  nato.

STORIA  D´AMORE
( SCELGO  SEMPRE  TE )

quando  stramazzavo  credevo  di  innalzarmi
ero  malato,  incantato  dai  miei  propri  confini
una  voce  di  dentro  –  straniera  –  mi  sussurava
che  dentro  era  fuori,  mentre  il  fuori  si  trovava
profondamente  dentro.

poi  ti  ho  scorto  per  la  prima  volta
molto  dopo  che  ti  avevo  strinto  fortemente  in  bracci
il  mio  pensiero  ti  ha  scelto  ed  io  scelgo  sempre  te.
ogni  momento  scopro  di  vivere  dentro  di  te  ma
me  ne  allontano  per  non  perderti.

PERDONAMI
Se  il  mio  strazio
ti  tocca
perdonami.

TENTATIVO DI AFFACCIARSI
quando  ti  pieghi
su  di  me
su  chi  ti  pieghi ?
e  quando  mi  aspetti
a  lungo,
quando  mi  aspetti
cosi,
con  una  specie  de  speranza  affranta
chi  aspetti ?

LA  MIA  MORTE  –  LA  MIA  VITA
Se  la  cose  non  mi  avessero  colpito
con  tanta  rabbia
forse  non  le  avrei  viste
forse  non  me  ne  avrei  mai  accorto
la  mia  tristezza  e  la  mia  gioia  .


talvolta  mi  e  permesso  di  vedere
come  si  accoppiano  il male  e  i  bene
come  da  loro  saldatura  spuntano
tutte  quelle  che  esistono:
la  mia  morte  –  la  mia  vita.

non  avrei  mai  trovato  la  mia  via  verso  te
se  non  avessi  girato  per  il  mondo  senza  meta  .
se  non  fossi  accecato  dal  buio  notturno
se  i  deserti  non  mi  avessero
carezzato.

talora  nel  mezzo  della  tempesta
mi  invade  una  pace  profonda
e  mentre  sono  colpito,  calpestato,  stracciato
scorgo  tranquillamente
come  la  mia  morte  nutre
la  mia  vita.

ANSIEDAD
le  tue  gambe  malferme,  dalle  forme  imprecise,
esitanti
delle  colonne  sfidanti  hanno  innalzato  in  me ……..
mi  vieni  incontro  per  la  strada
a  braccetto  di  uno  straniero
ed  ia  vivo  con  intensita
le  vostre  notti  d´amore
nessuno  ti  ha  toccato
cosi  profondamente
come  l´ho  fatto io  nei  miei  sogni  confusi.

quando  ti  ho  scorto  per  la  prima  volta
portavi  il  segno  che  speravo
con  meraviglia  portavi  quel  segno
che,  una  volta,  ci  aveva  unito
con  sfizza  mi  mettevi  alla  berlina  dallo  sguardo
ma i  tuoi  occhi  pieni  di  lacrime  mi  chiamavano         furtivamente
e  mi  hanno  parlato  soavi,  lambiccati
finché  mi  sono  riscosso,  sconvolto  e  ho  sentito
d´un  tralto  che  qualcuno  dentro  di  me  ti  rifiuta
qualcuno  arrabbiato,  impaurito,  spogliato  ….

e  sempre  quella  sera  ha  visto
che  la  mano  che  ti  rifiutava  trovava  appoggio  in  te
e  la  bocca  che  ti  bestemmiava  bramava  il  tuo  gusto

piu  tardi,  molto  piu  tardi
in  tuo  braccio
da  me  stesso
mi  nascondero

I  MIEI  VAGITI  DI  BAMBINO

mi  avvicino  alla  vecchiaia  e  continuo  a  nascondere
sotto  l´abito
i  miei  vagiti  di  bambino

Dio,  rimango  sempre  indietro  !

la  malinconia  ed  il  vuoto
appoggiano
il  mio  universo  troppo  piano
gli  ostacoli  e  l´incertezza
decidono
per  me
lo  spavento  viene  a  trovarmi
insieme  alla  speranza
neanche  un  secolo  se  vivessi
non  mi  basterebbe  per
piangere  in  terra
fino  alla  fine
questa  mia  vita
che  e  sul  punto  di  sfuggirmi.

DOMANDE  DI  NOVEMBRE

quando  devo  ancora  aspettare
per  saper,  infine,  qual´ e  la  mia  parte ?

per  quanto  posso  ancora  stramazzare
senza  ritorno,  senza  via  d´uscita ?

da  dove  capitano  nella  mia  anima
tanti  spaventi,  tanto  scacco ?

quali  sono  i  confini,  qual´e  la  parte
dov´e  la  forza  e  dove  la  debolezza

dove  cadono  tutte  le  lacrime  del  mondo
e  dove  vadono  i  nostri  strazi ?

perché  fa  subito  sera  adesso
e  perché  gli  uomini  si  nascondono?

AVVITARSI  NELLA  VITA
AD  UN  ORDINE  SECRETO, INSOSPETTATO

sono  stato  sempre  affascinato
dell´attimo  in  cui  gli  uomini  perdono  le  loro  ali
dal  momento  in  cui  incominciano  a  fissarsi lentamente
nella  loro  vita
con  frenesia

sempre  con  la  stessa  meraviglia
ho  guardato  perplesso  come  si  affondano  i  miei  prossimi
indifferenti,  stanchi
con  una  tristezza  dolce,  esauriti,  fiacchi,
in  questa  loro  vita  di  stucco .

di  nascosto,  zitti  anche  gli  amici  si  sono  fissati  avvitati
gli  uni  pian  piano,  come  per  scherzo,  con  un  sorriso  discreto
gli  altri  decisi,  accaniti  si  sono  scossi  presto
dai  primi  peli  della  giovinezza  –
e  in  vano  grido  verso  di  loro,  in  vano  urlo  disperato
e  li  tiro  indietro  per  le  gambe …….
sono  entrati  a  meta  corpo,  fino  alla  testa
nella  loro  vita

e  non  vogliono,  non  vogliono  affatto
sentire  altro  qhe  lo  stridore  monotono
del  loro  avvitarsi  in  questo  mondo,  in  questa  loro  vita
in questa  loro  morte

ahi !  i miei  amici  sono  tutti  scomparsi
inghiottiti  dalle  loro  esistenze  inutili,  affamate,  grigie,
disperate
ed  io,  strano,  inesperto,  vedo  come  il  posibile  sta               per  angustarsi,
e  diventato  una  macchia,  una  traccia  e  poi
sparisce  nel  soffio  irreale  di  un  ricordo
del  quale  nessuno  puo  testimoniare.

LA MIA VITA

la  mia  vita  e  una  lunga  fila  di  vani
che – improvvisamente – non  vogliono  piu  communicare
( tra )  tra  di  loro.

la  mia  vita – un  orologio
caricato  una  volta
da  una  mia  vicina  di  banco.

la  mia  vita – un  treno  che  serpeggia
senza  ritorno
sulla  stessa  vecchia  ferrovia.

la  mia  vita – un  abito  nero, da  sposo,
stracciato  nelle  sale  d’ aspetto.

la  mia  vita – ininterrotto  tentativo
di  ricuperare
cio  che  non  ho  mai  posseduto.
– questo  sapore
paralizzante
di  cenere
e  la  mia  vita.

ANDIAMO,  SONO  PRONTO
Non  ho  ancora  chiarito  i  misteri  del  mondo
– ma  sono  pronto, sono  pronto  a  morire –
la  luna, pacata, non  ha  avuto  tempo  di  consigliarmi
– ma  andiamo, andiamo  senza  parole  inutili.

non  ho  avuto  tempo  di  passare  una  serata  con  te
– ma  andiamo, sono  pronto, sono  pronto,
aperta  nella  notte  la  mia  finestra
aspetta  che  il  destino  mi  venga  a  trovare
forse, dopo  la  mia  partenza  in  fretta.

un  mondo  impetuoso  porto  ancora  sulle  spalle
i  confini  incerti  tra  l’ amore  e  l’ odio
non  si  sono  ancora  separati
Sopra  di  me  stanno  ancora  sospesi  misteri  miti
– ma  io  sono  pronto, sono  pronto  a  morire.

ADESSO, QUANDO  ME  NE  VADO
Adesso, quando  me  ne  vado
ho  tanta  vergogna  di  te,
ho  una  terribile  vergogna  di  te.

un  tempo  ho  aspettato
anch’ io,  stupito
che  succedesse  un  miracolo
che  tu  salvassi  i  miei  passi  zoppi…

ma  le  tue  acque, inutilmente,
mi  hanno  bagnato
i  tuoi  canti  inutilmente
mi  hanno  postato.

solo  tu  e  mia  madre
di  me  vi  siete  fidate
solo  tu  e  mia  madre
avete  sbagliato.

COME  SE…
tra  quei  pini  della  fiducia
tra  i  cespugli  della  speranza
e  tra  i  tuoi  spaventi  stranamente  forieri
io  passo  ancora.

L’ abbaiare  dei  cani  ci  ha  accompagnato
quando  l’ un  l’ altro  ci  siamo  accompagnati.
i  cardi  ed  i  pruni
non  avrebbero  avuto  senso
se  io  non  ci  fossi  stato
se  tu  non  ci  fossi  stata

Nei  miei  sogni  non  e  morto  nulla
Tutte  stanno  vivendo  ancora
come  se …

FEBBRILI  PREPARATIVI  DI  VIAGGIO
Oggi, fortemente  serrato  in  me  stesso
potrei  scendere  in  un  viaggio  nel
profondo
mi  occorrono  molte  cose
ma  prima  di  tutto  devo  chiudere  la  finestra
con  cura.
devo  chiudere  i  cassetti, far  smettere  la  musica
e  poi, lentamente, chiudere  gli  occhi.

Oggi  credo  che  partiro  lontano,
molto  lontano
dai  miei  ricordi
soffia  un  vento  favorevole

SEMPRE  ALTRA  COSA

Sempre, sempre  un’ altra  cosa
e  piu  importante
della  mia  vita.

gli  appuntamenti  sbagliati  con  me  stesso
– sempre  rimpianti
– sempre  euforie
e  con  la  morte  in  braccio
mi  illudo  che  la  mia  morte  lontana  sia.

sempre  un’ altra  cosa  mi  porta  via
mi  inganna, mi  incanta
sempre  un’ altra  cosa  mi  attrae

il  piu  profondo  senso  di  questo  mondo
per  me  viene  dall’ al  di  la.

LE  TUE  LACRIME  D’ ALLORA
sfigurati, disordinati,
i  miei  ricordi  si  rinnovano
ogni  stagione.

ma  con  gli  anni
diventano  molto  piu  chiari

potrei  adesso  toccare
le  tue  lacrime  d’allora.

UN  NUOVO  INIZIO, FORSE  PROPRIO  L’ INIZIO
nei  tuoi  occhi  il  mondo  mi  sembra  giovane
ammalato  e  giovane, moribundo  e  giovane
sempre  pronto  ad  aprirsi, con  un  ultimo  spasimo
sulla  bellezza.

la  neve  d’ieri  sera
pare  un  fragile  pavese
nascondendo  incertezza,
l’ impazienza  di  essere.

SMARRITO  PER  LA  STRADA

Se  fossi  stato  un  po’ piu  debole
sarei  riuscito  a  fare  tutto
Solo  un  po’ piu  forte  se  fossi  stato
da  molto  non  sarei  piu  esistito.

Solo  quando  ti  ho  incontrata
ho  cominciato  a  dubitare
della  tua  esistenza.

LA  POLVERE
( La  rovina  del  mondo )

„C’ e  un  verme  nascosto  nell’ Universo”
( C.  Noica )
anche  se  le  cose  sono  gia  sporche
con  meraviglia  vedo:
si  sporcano  di  piu.

nessuno  si  ferma
nessuno  avanza

una  volta
ci  e  passato  accanto
un  suono  puro.
quelli  che  l’ hanno  sentito
si  affrettano  di  dimenticarlo.

FRA  LE  GRATE  SCORGO
IL  DELICATO  SCORRERE  DEL  DESTINO

l’ inverno  non  era  ancora  dovvero  venuto
che  la  primavera  e  gia  passata

non  ho  ancora  avuto  il  tempo
di  avvicinarmi  a  te
che  gia  ti  sei  per  sempre  allontanata.

Solo  quando  la  morte  mi  ha  preso  gentilmente
per  mano
sembra  che  a  vivere  io  abbia  cominciato.

RICHIUDO  LA  FINESTRA
Se  ogni  momento
gli  specchi  non  si  intorbidassero
e  non  rispondessero  ai  miei  brividi  d’ orrore
con  il  loro  rabbrividire,
aspetterei  forse  ancora.

richiudo  la  finestra
che  non  ho  mai  aperta.

SUL  FAR  DI  UNA  SERA  D’ AUTUNNO,
SOLO  CON  IL  MARE

accoglimi, accoglimi, accoglimi,
con  tutte  le  mie  empieta

niente  vicino  mi  sta
niente  puo  piu  salvarmi
il  mio  posto, la  mia  casa
non  ci  sono  piu.

Con  peccato  mi  sono  avvicinato  alle  cose
gli  occhi  chiusi, arrabbiato  mi  ci  sono  avvicinato.
Dio  mio,  la  sera
gli  strazi, la  morte, lo  schifo
mi  hanno  allontanato  dalla  mia  carne,
con  peccato

qui  vicino  qualcuno  sta  piangendo  piano, in  pace
un’ anima  stracciata  ripugnante  di  ricordi
si  aggrappa  alla  vita

niente  mi  sta  piu  vicino
niente  mi  puo  piu  salvare
accoglimi, accoglimi, accoglimi,
e  cosi  sia !

IL  MIO  SQUILIBRIO  APPOGGIA
L’ EQUILIBRIO  PRECARIO  DEL  MONDO

Ho  sognato  ancora  una  volta
di  darmi  la  morte
sulla  soglia  della  felicita
e
piu  triste  che  mai
nella  mia  vita
di  nuovo  sono
disceso.

sempre  piu  spesso
vado  a  spasso
tra  le  rovine  della  mia  anima
e  sempre  porto  con  me
la  tua  piccola  bottiglia  di  profumo

certo  che
cortese,
mi  scosto
da  tutti
e  cosi  inciampando
credo  ancora
che  un  bel  giorno
finirei  col  sapere
servirti

INFINITO  CROLLARE
Ho  avuto  vergogna:
non  ti  ho  mai  scritto
e  non  ho  mai  creduto
di  poterti  toccare.

Certi  segni  ti  annunciavano
e  ti  nascondevano  lo  stesso

Fuori  di  me  stesso
dove  camminare ?

Solo  sui  miei  sentieri
stracciati, insanguinati
solo  col  passo  incerto, vacillante
solo  col  gesto  indeciso
solo  col  sorriso  rigido  e  nervoso
solo  tremante, parlando  a  fior  di  labbra
mi  sento  a  casa.

cosi  triste
alla  fine  del  millenio
come  all’ inizio  del  mondo.

FUORI LEGGE
Se  avessi  badato  a  tutte  le  istruzioni
non  sarei  mai  giunto  da  te.
Fuori  legge
ti  ho  amato.
Fuori  legge
ho  respirato.
Fuori  legge
scoppio  in  pianto.

CON TIMIDEZZA, RASSEGNATO

E  tardi  e  il  diretto  non  ci  passa  piu
e  tardi  su  una  ferrovia  deserta
( e  come  se  tornassi  dalla  fiera  senza  aver  venduto  tutto                                                                                                                la  merce)

E  tardi  tardi  tardi
e – pudibondo – sto  il  piu  alla  larga
di  me  stesso.

Non  riesco  neanche  ad  immaginarti
e  ne  adesso, nenche  adesso  voglio  riconoscere:
il  momento  giusto  non  arrivera  mai.

E  tardi  e  sento  chiaramente  il  pianto  dei  miei  figli
non  ancora  nati.
e  tardi  ed  io  non  posso  salvarmi
non  posso  salvarmi

E  alla  fine
mi  avvicino  a  me  stesso  come  ad  un  bambino  che  non                                                                                                                              desidero,
Con  timidezza, rassegnato.

CONCUBINATO
Dopo  che  fui  guarito
Scoprii  che  ero  ammalato
Dopo  che  ebbi  finito  di  amarti
Il  bisogno  di  te
Si  scateno  spietatamente
Su  di  me.

Dopo  che  avrei  finito  di  esistere
capirai, forse
tutto.

MEGLIO CHE TU SIA LONTANO
e  meglio  che  tu  sia  lontano
non  ti  ho  scritto  e  non  ti  scrivero
mai.

le  medicine  che  mi  hai  mandate
le  ho  subito  scambiate  per  un  sigaro.

talvolta  mi  ricordo  di  te  nelle  piu  strane  situazioni
talvolta, si, rido  da  solo  per  strada
talvolta  potrei  anche  toccarti.

e  meglio  che  tu  sia  lontano
e  meglio  che  non  abbia  piu
con  chi  confidarmi
– comunque  era  diventato  spiacevole
di  raccontarti  tutto –

talvolta  credo  di  te
un  sacco  di  cose  contrarie
tutto  mi  ricorda  di  te  e
di  te  posso  ricordarmi  tutto
e, sempre  piu  spesso,
ho  vergogna  di  te.

si, se, era  meglio  che  mi  avessi  abbandonato
sin  da  quando  ero  nato.

QUANDO  ARRIVERO  DA  TE ?
sono  passato  per  tante  porte
ho  tirato  tante  tende  pesanti
giorni  e  notti  sono  salito  in  ginocchi
ma  non  sono  arrivato  da  te  .

adesso  stiamo  accanto
stringo  fortemente  la  tua  mano
guardo  i  tuoi  occhi  pieni  di  lacrime
e  mi  domando:
quando  arrivero  da  te  ?

SUL TRAMONTO, LENTAMENTE
mio  padre  mi  bestemmia  come  sempre
mi  dice  che  porto  sulle  spalle
una  croce  troppo  leggera  ( sottile ):
– „Macché !
sei  un  uomo  da  nulla
uno  straccio  di  quelli
con  i  quali  si  intasano  le  stufe
nelle  case  dei  poveri
perché  non  tiri  troppo  il  vento.”

Non  dico  niente  ma  lui
mi  vola  uno  schiaffo  sulla  bocca
e  mi  strappa  il  bambino  dalle  braccia
rimproverandomi  che  non  sia  capace
di  avviarlo  nel  mondo.

porto  la  mano  alle  labbra
e  mi  rallegro  che  il  mio  sangue  coli,
che  il  mio  sangue  siu  libero,
svincolato.

poi  mio  padre  esce  e  la  porta
si  spezza  dietro  a  lui
e  non  sono  mai  sazio  di
ascoltare
I  suoi  passi  fermi
calpestando  la  terra

LE  TUE  ALI  OSCURAVANO  ED  ILLUMINAVANO
non   sono  mai  stato
cosi  ricco  ,  ricco  come  oggi,
quando  ho  provato  di  indovinare  te
dopo  un’  aria  di  Vivaldi

avevi  delle  fantastiche  ali
le  tue  ali  coprivano  il  mondo
le  tue  ali  oscuravano  ed  illuminavano
tutto  intorno,
magnifiche,  forti,  le  tue  ali
riportavano  a  compimento  l´Universo
–  per  un  attimo  tutti  gli  esseri
hanno  sussulto  !

nessuno  s´opponeva  piu  dintorno
intorno  a  te-avvampanti,  rotolando
nell´ abisso-
le  fogli  secche  si  arrampicavano  supplicanti
agli  alberi,
niente  di  conosciuto  poteva  piu  accadere . . .


non  so  neanche  perché  mi  fu  concesso
di  vederti,  di  ricordarti  cosi  chiaramente
non  sono  mai  stato
cosi  ricco,  ricco  come  oggi.

SPESSO  HO  VERGOGNA
Non  sono  piu  passato  per  il  nostro  parco
non  lo  so  perché,  qualcosa  mi  ci  impedisce
non  ho  neanche  la  forza  di  ricordarmene
non  voglio  avvicinarmi  alla  bellezza,
ho  vergogna .

oggi,  per  strada  mi  e  sembrato
che  tutte  le  donne  ti  rassomigliassero
pero  nessuna   aveva  il  tuo  sguardo  vago
e  tutte  mi  guardavano  di  traverso:
ero  sospetto .

d´un  tratto  ho  deciso  di  ripassare
per  il  nostro  parco,  per  la  nostra  storia
rivivere  la  nostra  fiaba
domani  mi  faro  coraggio  e
disprezzero  la  mia  malinconia  di  oggi .

oggi,  per  strada,  fui  tutto  sconvolto
domani  ripassero  certamente  per  il  nostro  parco.

13  DICEMBRE
Commovente  –  la  vita  dell´  uomo
di  sbieco,  stabilito  nel  mondo
che  guarda  il  cielo di  traverso
tra  i  suoi  dubbi .

alcuni  credono  che  ogni  cosa  bella
provenga  dal  brutto
alcuni  credono  che  la  bellezza  sia  solo  il  trucco
della  nudita  devastatrice  ,
alcuni  credono  che  la  bellezza  sia  solo  una  parola
uscita  dalle  anime  semplici .

ho  voglia  talvolta
di  piangere,  di  piangere  a  lungo
dinanzi  a  chiunque.

di  piangere  la  sua  vita,  la  sua  giovinezza,
la  solitudine,  i  suoi  desideri
i  suoi  imbrogli  il  dolore,
gli  spaventi, la  felicita, le  sue  speranze, la  bellezza…

ahi !,  ogni  uomo  non  e  che  un  bambino
che  puo  essere  compianto,  assolto,  perdonnato .

nudo  sta  l´uomo  nel  mondo
spaventato,  tremante,  umiliato,  perplesso
come  un  segno  di  punteggiatura,  come  un  punto  interrogativo.
dinanzi  a  chiunque  ho  voglia  di  piangere – a  lungo –
di  piangere  lacrime  di  sangue  fino  alla  fine  della  sua  vita
fino  alla  fine  della  mia  vita  .

LA  LEGGE  CHE  PROCLAMO
ahi!  come  vorrei  scappare
sfuggire,  inebriante,  sonnambulico,
evadermi,  rompere  questa
ragnatela
della  vita  e
della  morte.

quello  che  mi  fu  dato,  mi  fu  subito  rapito
e  non  ho  saputo  fin´ ora  neanche  la  legge
che  proclamo  .

mi urto,  umile,  saggio,
alle  stesse  porti  straniere
che  tocco  con  amore
fraterno.

sono  felice,  felice  di  avviluparmi
in  questa  ragnatela
della  vita
e   della  morte.

PERPETUO  ININTERROTLO
sono  talvolta  cosi  straniero  da  me  stesso
che  mi  paiono  straniere
tutte  quelle  che  sono.
allora  voglio  impostare
lunghe,  melodiose  poesie
per  un  indirizzo  inesistente

tanto  straniero  da  me  stesso  sono
talvolta
che  vedo  come
sulle  mie  ossa
spunta  l´ erba

É  SCRITTO  NEL  FATO
scappo,  titubante, dalle  tue  lusinghe, dal  tuo  inganno
e  ci  capito  poi,  ancora  una  volta,  felice

dinanzi  al  mare  mi  ritiro  pian  piano
ma  la  mia  anima  e  adesso  una  burrasca

appena  scappato  dalle  illusioni,  dai  sogni,
piango  poi  spesso,  sconvolto,  nell´autunno

ogni  mio  sperato  appuntamento  era  accompagnato
del  canto  dolce  e  triste  della  separazione

una  chiara  confusione  mi  spinge  per  sempre
a  vegliare  fino  alla  fine  sul  caos  finale  del  mondo

e  da  queste  macerie  pulite,  da  questo  sbattere
scelgo  spesso  una  fossa  di  fango

schiacciato,  scomposto  da  questa  mia  vita
vi  cerco  tuttavia,  con  schifo,  un  riparo

scappare,  sfuggire  dai  rimandi,  dall´altesa
dalla  noia  voglio,  voglio  scappare,  ma  sono  sempre                        rimandato

scappo  felice  dalle  tue  lusinghe, dal  tuo  inganno
e  ci  capito  poi,  ancora  una  volta,  felice

STORIA  SENZA  FINE
ho  imparato  tardi  ad  amarti
– benché  ti  abbia  sempre  amato !
mi  sono  tardi  avvicinato  a  te
benché  ti  sia  sempre  stato  accanto.

ti  stringevo  in  braccio  avvampante
la  tua  presenza  perpetua  mi  ispirava
sul  radar  appareva  il  mio  cuore  battendo
mentre  il  tuo  pian  piano  svaniva  .

appassiva  il  tuo  sorriso  diafano
la  tua  dolcezza  si  trasformava  all´improvviso  in  riscossa
ho  imparato  tardi  ad  amarti
tardi  mi  sono  avvicinato  a  te !

CHE  COSA  ASPETTO  ANCORA
che  cosa  sto  ancora  aspettando  adesso
quando  non  aspetto  niente,  mai  piu ?!
ho  contato  attentamente
tutti  i  miei  difetti
le  mie  debolezze
e  tutta  la  mia  sfortuna,
dall’ anima  leggera
nel  mio  cuore
li  ho  raccolti
– che  cosa  aspetto  ancora ?

la  desolazione,  la  solitudine
rimasugli  stracciati
e  annebbiati  della  perplessita,
le  infezioni,  il  fango,  la  scoria,  la  confusione,
mi  hanno  riscaldato,  mi  hanno  soffocato
mi  hanno  sfiorito
e  pero ………..

e  pero
adesso
quando  niente  aspetto  di  piu
che  cosa  sto  dunque  aspettare ??

ANGELO  CUSTODE
non  ti  trovavo  da  nessuna  parte
pero  eri  dapperttutto,
non  ti  incontravo  in  nessun  posto
eppure  tu  mi  incontravi .

cercavo  di  staccari  precisamente  il  mio
da  quello  dintorno,  straniero
e  solo  piu  tardi  ho  saputo  che  vivevo
per  te  e  attraverso  te.

uscito  colpevole  dall’ adolescenza
sognavo  pallido  ai  ratti  dal  Serraglio
non  incontravo  piu  me  stesso
– solo  tu  mi  incontravi !

INEBRIANTI  SONO  LE  ACQUE  DELLA  VITA
attimi  sconsolati  passano  di  nascosto
l´attesa  mi  ha  sempre  giovato
la  tua  dolcezza  e  la  mia  via  verso  il  cielo  e  forse
niente  altro  mi  e  destinato

in  ogni  posto  trovo  cagioni  di  tristezza
ed  in  ogni  posto,  pero,  trovo  piu  tardi  la  gioia
come  se  i  raggi  profumati  si  levassero  redentori
dapperttutto  e  da  tutti  gli  esseri.

chi  non  brama  niente  sara  punito  tre  volte
nel  profondo,  il  sogno  –  padrone  per  sempre
le  acque  della  vita  sono  sconfinate  ed  inebrianti
ignota  rimane  la  forza  della  bellezza  lontana

cagioni  di  tristezza  ci  sono  in  ogni  posto
ed  in  ogni  posto  trovi  piu  tardi  la  gioia
come  se  i  raggi  profumati  si  levassero  redentori
dapperttutto,  da  tutti  gli  esseri.

IL  TUO  SGUARDO  PROFONDO,  DIFFUSO
le  tue  cadute  mi  mostrano
la  perfezione  che  sei,  che  sarai
per  sempre.

sono  una  barca,  un  guscio  di  noce
sull’ oceano  del  tuo  respiro
affannato,  commovente.
e  tu,  che  dubiti  appena  della  mia  esistenza,
senza  saperlo,  mi  imponi  come  in  un  incanto
che  cosa  sognare,  sentire,
non  tocare ……..

il  tuo  sguardo  diffuso,  sconvolto
profondo
e  la  via  per  la  quale  cammino  umile
confidente,
il  tuo  sguardo  velato  di  lacrime,  profondo
e  l’ unica  cosa  reale,  inestimabile
a  questo  fine  desolante  d´ottobre.

il  tuo  sguardo  girando
tutte  le  strade,  senza  riposo
mi  ha  fatto  voltar  le  spalle
allo  disfacimento  del  mondo
ed  i  tuoi  passi  delicati,  laceranti
scriveranno,  forse  una  nova  storia

le  tue  cadute  mi  mostrano
la  perfezione  che  sei,  che  sarai,
per  sempre.

IN  OGNI  MOMENTO  LA  PREVISIONE
SI  PUO  AVVERARE

stanco  e  fresco,  spezzato  e
veloce  come  l´acciaio
freddo  e  fervido,  stupito
ti  aspetto
come  aspetterei  una  impossibile  meraviglia.

se  ti  fermassi  accanto    a  me
diventerei  un  centauro  dalle  ali
di  cera  trasparenti

e  le  strade  passaggere,  irreali
e  piene  di  fango,
non  mi  condurrebbero  piu  cosi
perfidamente.

potresti  entrare  all´improvviso,  mal cauta
in  mia  casa
in  ogni  momento  ci  potresti  entrare
in  ogni  momento  la  previsione
si  puo  avverare.

con  gesti  delicati,  molli,  laceranti
una  fila  infinita  di  schiave – padrone
scenderebbero  dalle  lacrime  dei  tuoi  occhi  .
– gli  incontri  per  caso  sono  proprio
i  nostri  incontri  segnati  nel  ciel

mi  baci,  mi  stringi  in  braccio
ed  io,  tremando,
ti  sto  ancora  aspettando.

L’ ACCIAIO  SPIETATO  DELL’ UTOPIA
ho  creduto  sempre
di  poter  tornare  indietro

piroscafi  pesanti – naufragio  lacerante
ed  io  credevo  di  poter  tornare  indietro

tutti  e  tutte  mi  tornavano  le  spalle
giorno  e  notte  erano  medesimi
il  dolce  e  l’ amaro  mi  parevano  lo  stesso
la  madre  nelle  sue  lacrime
mi  avena  gia  seppellito
mentre  io  credevo
di  poter  ritornare

mi  allontanavo
mi  allontanavo  tremando  dalla  rabbia
mi  allontano  ancora  e  mon  smetto  di  ripetere:
posso  ancora
posso  tornare  indietro

IL  SUICIDIO  DI  DOPO  IL  SUICIDIO
il  caffe  che  prendo  dopo  il  caffe
la  sigaretta  di  dopo  la  sigaretta
l’ insonnia  di  dopo l’ insonnia
e  la  fiducia  dopo  la  sfiducia  nascosta
ecco  le  mie  consolazioni

tiro  le  tende  pesanti
ma  dinanzi  altre  tende  si  stendono
all’ infinito.

bianco, bianco, molto  bianco
molto  bianco  ha  annerito
il  mio  bisogno  di  bianco
il  caffe  di  dopo  il  caffe
la  sigaretta  di  dopo  la  sigaretta
e  la  sforzo  di  non  scorgere
il  vestito  stracciato  del  mondo.

ALL’ IMPROVVISO  L’ INFINITO
PERMETTE  DI  ESSERE  PREVISTO

tra  me  e  quello  che  ti
potrebbe  amare
Dio  si  fa  vedere  talvolta
insieme  a  quelle  cose  strane
che  anneriscono  il  viso  del  mondo

tra  me  e  quello  che
ti  corre  incontro
ci  sono  tante  cose  che  si  tengono
immobili, foriere

(nebbie  salgono  e  scendono
non  voglio  toccare
a  quello  che  appena  scorgo!)

tra  noi  I  morti  festeggiano
insieme  ai  vivi
il  mondo  aspetta  un  nuovo  inizio

tra  me  e  quello  che  avrebbe  potuto  amarti
tu  cammini  appena
appena  respiri
che  bel  viso  hai
nel  mio  ricordo!

SI  SENTONO  LE  CAMPANE
che  cosa  ti  potrei  dare
per  non  essere  piu  cosi  triste
che  cosa  potrei  fare
per  questi  tuoi  occhi
cosi  delicati
e  affetuosi ?

mi  ubbriaco  e  bestemmio
le  mie  maniere  insolenti
mi  ubbriaco  e  bestemmio
il  mio  destino  storto
che  mi  ha  fatto
incontrarti

rovesciato  nel  carro  del  cielo
passa  un  dio  d’ argento
come  un’ idea  di  Scestov  (Sestov)
ci  guarda  in  silenzio
profondamente

che  cosa  potrei  fare
per  questi  tuoi  occhi
amari  e  pieni  di  lacrime?

RIPRENDI, RIFAI, FALSIFICI

non  ti  fermi  mai, meccanismo  guasto
riprendi, rifai, falsifici
cadi  in  ginocchio
ma  sempre  rimane  qualcosa
di  straniero
qualcosa  che  ti  punge  continuamente

riprendi, rifai, falsifici
e  sempre  perdi
sempre  inciampi
sempre  ti  allontani

non  ti  fermi  mai
macchina  rolta
macchina  d’ inferno
cuore  infernale
di  cane  erbivoro.
==================================
SE LE BELLE DONNE SCRIVESSERO VERSI
niente sarebbe più affascinante
niente più bello

potrei guardare così
le acque turbinose
della bellezza
anche se solo di passaggio
anche se solo nelle mie fantasme

ma le belle donne non scrivono versi
le belle donne – le donne astrali –
mi dominano
mi fanno soffrire
e non mi ricevono nei loro sogni

o, se mi sognassero
se sognassero solo a me …

le belle donne non scrivono
versi
perciò il mondo finirà
in affanni terribili

TANTO COMMOSSO
prima di tutto
le cose
mi rendono
profondamente ubriaco

poi, quando voglio vederle,
si confondono tutte
indifferentemente
e spariscono
per sempre

solo la mia emozione
le accompagna
fino alla fine
di tutta la luce
del mondo

FATTO A PEZZI, ABBANDONATO, BUTTATO VIA
dalla pattumiera dove mi sei buttato
non posso alzare la testa
neanche di un millimetro.

adesso non mi sembra più vero
che per quasi vent’anni
mi abbia chiamato il tuo sole…

“se mi aressi dato un giorno della tua vita
se per un’ora fassimo amici…”
diceva il poeta

invece, tu, che mi hai dato
diciotto anni
di bellezza
ti porterò sotto le mie palpebre
fino alla fine,
la mia principessa

oggi che non sono più il tuo sole
oggi non valgo più nulla
oggi per me tutto è finito
la mia principessa…

TI AMO
Ti amo
ah, come vorrei
amarti…

IN AGGUATO

pian piano la mia vita
tramonta

i sogni, le vanità,
le speranze, l’estasi,
le meraviglie, gli accanimenti,
le fedi assurde,
le ansie, le rovine,
le condanne, gli amori,
i complotti, i traviamenti,
le cadute, gli sparenti
tutto
si appossisce

ho perduto tanto
tanto è sparito nel nulla
eppure non ho potuto capire
dove si indirizza la mia vita

adesso, dinanzi a me
è rimasto poco
che voglia toccarmi
(che cosa mi ha toccato, e quando?)
ho lasciato tanto a maturare
per poter cavarne poi l’essenza

ma adesso sto, le mani vuote
dinanzi al mondo, dinanzi a te
sto in agguato e mi guardo
commosso
ingannarmi da solo

INSODDOSFATTI MIEI DESIDERI CHE
STRINGERÒ AL PETTO ANCHE NELLA TOMBA

poter abbracciare
tutto ciò che mi abbraccia

poter amare
tutti che non mi amano

poter toccare
tutto ciò che mi tocca

poter essere
d’un tratto
tutti quelli
che sono stato una volta,
e che continuo di essere

poter sentire
almeno un attimo
il gusto della felicità.

NOTTE INOLTRATA

quando pezzi
cocci
briciole di te
mi appaiono
mi butto
contro me sfesso
come nella più Strana
vicenda

SULL’ ESISTENZA DELLA POESIA IN QUESTO MONDO
talvolta posso scorgere chiaramente
la poesia che accompagna tutti i nostri
brividi, tutti i nostri fiati
– tuttavia è una grande, terribile
vergogna scrivere versi –

talvolta basta uno sguardo
un cenno, uno stupore
perché non mi possa più avvicinare
al foglio bianco, per mesi e mesi
altra volta nè carri armati, nè cannoni
potrebbero impedirmi di vivere per la poesia
– che grande, terribile vergogna
scrivere versi ! –

la tua esistenza nel mondo
è piena di poesia
anche se scrivere non ti ha mai interessato
mentre la vita dei poeti
è spesso scarsa, senza bellezza
– ma è una grande, terribile
vergogna scrivere versi –

mi tengo ritto e guardo
come scende la poesia
sul nostro mondo
e ne sono commoso e felice
sono lieto di vivere
in un secolo pieno di intelligenza
e tenerezza
un secolo in cui
tu sfessa hai degnato di esistere
– tuttavia che grande, terribile
vergogna, scrivere versi ! –

CONFUSIONE
è la notte di Natale
e consento, ancora una volta,
che sono su una via sbagliata
rimpiango di non essere migliore
più sereno e più puro
mi duole che tu mi abbia lasciato

Cristo verrà stanotte
e mi troverà confuso
incompiuto
inconciliabile
incerto
abbandonato
anche da me stesso.

Perdonami, Signore
perché non so più venir Ti incontro
e accordami che
a Pasqua
io possa entrare
nella preghiera
rasserenato

IO NON SAREI MAI PIÙ

Se potessi essere
almeno per un attimo
così come
tu
mi hai immaginato
tu non sogneresti più
di me
ed io non sarei mai più

PASSEGGIATA NEL PARCO COPOU
IL 15 GENNAIO 1999

Com’è stato
terribile
orribile tormento

di assumere anche
la più piccola fessura
del mio animo

Com’è difficile per me
di accettare che sia
diverso e nello stesso tempo
simile al mondo
e di avvicinarmene

Oggi per me il parco Copou
è il centro dell’Universo
vi cammino timido e confidente
come in Paradiso

mi sono ricomposto interamente
mi sono ritrovato dentro di me
là dove ci eri anche tu una volta

oggi è l’anniversaris di Mihai Eminescu
– ecco uno che non ha mai compiuto
quarant’anni –
negli ultimi tempi lo sento
sempre più vicino
come se lo capisca sempre meglio
o come se non lo capisca più affatto

Com’è difficile per me
di accettare che sia
diverso e simile al mondo
e al mio animo
attraverso il parco Copou fresco
puro e chiaro
e mi ritrovo ricomposto interamente
più ricco che mai

È stato terribile
per me
– orribile tormento –
di assumere con umiltà
il pianto soffocato,
oppresso, tutto il pianto
del mio animo

IERI
Ieri la tenero in braccia
ed era tutta mia
solo mia

ieri i suoi occhi profondi
e pieni di lacrime
mi cullavano
con tanta dolcezza
che mia madre avrebbe potuto
star tranquilla
all’al di là

ieri l’alito del sospetto
mi rendeva la speranza
ma oggi
oggi
non trovo più nessun
appogio, nessun sostegno

oggi dapperttutto
sono invaso dal fango
dalla volare violenza
che vogliono impadronirsi
di me

no, no, no
grido, mi sbatto
ma la gente indifferente
bada ai suoi interessi

OSTACOLO ACCANITO, CONTINUO
qualcosa nel mio destino
si accanisce
ad impedirmi
di vivere
la mia vita

tu mi sei allontanato
dall’amore
con cui ti accoglievo
me ne sei allontanato
con calma e dolore
e non trovo più in tutto questo mondo
nessum posto
dove nascondermi
dove morir tranquillo
o respirare in pace

perché qualcosa nel mio destino
si accanisce
ad impedirmi
di vivere
la mia vita

HO DA SCEGLIERE TRA DUE
POSSIBILITÀ CATASTROFICHE

“essere o non essere
questa è la domanda”
(Shakespeare-Amleto)
Ho il privilegio di poter morire
in ogni momento
e ogni attimo
adesso
può essere l’ultimo attimo
della mia vita

che muoia adesso
dopo che tu mi hai ucciso
o che muoia domani
dopo che avrò portato
ancora un giorno
la disperazione
di esistere ?

HO RACCOLTO IMMENSE QUANTITÀ
DI REALTÀ E DI SOGNO

e adesso provo
di farle sciogliersi
nel mio animo

mo invece riescono esse
a dissolvermi
con una dolce persuasione
contro la quale
non si può più lattare

non c’è più verso
– sarei ridicolo –
che mi faccia progetti
per il futuro
tutto il mio avvenire
è solo
questo momento
in cui provo di addormentarmi
provo di imputridire

E NEVICA, E NEVICA
fin’adesso
ho solo finto di vivere
sono vissuto
in modo falso e colpevole
adesso, infine, vedo
che cosa?

– vedo chiaramente come
il mio passato falso, colpevole
pian piano di depone
e copre tutto il mio futuro

e nevica
e nevica
sopra il mio animo
che vorrebbe alzarsi
al cielo

la neve inebriante
la neve divina
la neve abbagliante
mi fa chiedere:
com’è possibile
come si può
che questo mondo esista?

LA VITA INCOMINCIA A 40 ANNI
LA VITA INCOMINCIA OGNI GIORNO

semplicemente
ho sempre rimandato
di vivere

la mia vita è stata
solo
una terribile attesa

di che cosa?
di un pensiero
chiaro e puro
che mi innalzasse
fino all’azzurro sereno
della mia vera esistenza

in vano
ho atteso
in vano aspetto
adesso che non ho più nulla
da perdere
perché ho perso già tutto
non voglio che penetrare
con scasso almeno
nella mia vita, nella mia morte
in questa mia anima

fermata da molto tempo

IL NOSTRO AMORE CONTINUA A MORIRE
Credevo che sarei invecchiato accanto a te
speravo che saresti invecchiata accanto a me
molte volte mi ha commosso
la nostra immagine di vecchietti
tenendosi  per mano, a spasso,
nel parco Copou

adesso mi copro gli occhi
e rifinto dolorosamente di aceettare
che il nostro amore stia per morire
che tutto quello che ci ha uniti per
vent’anni
si appassisce, sparisce
nel ridicolo e nel rimpianto

ammiro la tua decisione
anche se non la capisco

adesso che il nostro amore
sta pur morire
mi ricordo che tante volte
abbiamo voluto invecchiare
insieme…


GUARDO L’OSPEDALE
ATTRAVERSO LA NEVE GIALLA

come se aspetti
una notizia chiara
che esca
dal portone dell’ospedale

solo i fiocchi giallastri
di gennaio

cercano di distogliermi
–         sei ancora viva?
se potessi piangere
se potessi ancora piangere

forse che il mondo
sarebbe più puro
più sereno…
forse che sotto la neve gialla
di gennaio
potrei in modo stupendo
ballare…

QUANDO IL MONDO HA SENSO?

Quando hai la forza segreta
di contare le tue delusioni
con gioia
quando sei stato morto
e poi risorto
quando non cerchi più
conforto
da nessuna parte

QUANDO UNA DONNA TI VIENE INCONTRO
I Perfida ora quando tutto si confonde
Le cose
si notano e si confondono
senza darne l’impressione
senza sforzo, senza pena
e un destino profumato
le scongiura, le accompagna

il mio amore
da molto tempo
non si fa più vedere
la fiducia è appassita
e la lontananza è diventata
sconvolgentemente vicina

adesso, che é tardi, mi ricordo
una canzone
per tanto tempo preparata
una canzone che resterà
per sempre
non cantata

LA SFORZA DI TROVARTI

alzati e cammina,
alzati e cammina,
tanto che
io ancora ti sto cercando

UNO STATO SCONNESSO E PENETRANTE

Solo quando
non ci era rimasto
nessuno ad aspettarmi
Sono finalmente arrivato

Sentivo ancora il tuo fiato
in tutte le cose, ad ogni passo
e anche se non potevo capirla
chiaramente
la tua voce mi sussurava
ancora qualcosa
sognavo solo al tuo cuore
il cuore tuo – mai fiorito
perduto, abbandonato.

come un pazzo messaggero
avendo dimenticato da molto
la notizia che portava
son arrivato ansante
sul campo nudo, deserto, sterile

un messagero pazzo,
felice,
contempla avidamente
la tua assenza

NON VA PIÙ DALLE DONNE

(Non frequenta più le donne)
Con astuzia l’ho spiato nell’ultimo tempo
da qualche settimana è stanco, impazzito
stracciato da non so che
non bada al cibo
la brocca di vino l’ha rovesciata
più volte
con la sigaretta va più d’accordo
anche se anche la sigaretta gli dà
fastidio.

talvolta scorge il suo fegato innalzarsi
al cielo
altra volta la sua bile sembra esser
arrivata dinanzi al Sole.

non frequenta più le donne
come se evitasse
anzi sfugge le donne con panra
e vergogna
s’indirizza talvolta verso la casa della
donna  amata
ma, in realtà, gira le strade, a caso,
e se lo guardo più attento
sembra nascondersi
da tutto quello che appartiene a questo mondo.

evita qualsiasi cosa che potesse fermarlo
e le sue spalle portano uno spavento profondo
nelle notti di dicembre scoppia in pianto,
pieno di rimorso, per aver ritardato spesso
lontano dalla sua stanza…
sempre più ansioso
passando carponi, fremante
estraneo, solitario
con schifo e piacere
prende un foglio di carta

come se lo abbia rubato
e scrive con lettere sconnesse,
tremanti:
“con astuzia l’ho spiato nell’ultimo tempo
da qualche settimana è stanco, impazzito
stracciato da non so che…”

LA RAGNATELA
Così, talvolta, mi stacco
dal mondo
ipnotico, assente, gli occhi sbarrati
mirando a caso
il contorno esigno
della mia esistenza.

da qui, dalla ragnatela,
la vita mi pare, d’un tratto, sopportabile
e le cose mi appaiono
molto più dolci
di quanto le abbia sognate

ma da nessuna parte
c’entra in questo mondo
l’emozione di non essere
presente.

OGNI ATTIMO MI FA SUBIRE ENORMI PERDITE
la mia ribellione è sempre più
lenta, sempre più spenta
la rassegnazione è una stanza dolce
dove mi piace ritirarmi
talvolta
una stanza dalla cui finestra
si può guardare il mondo
con una voglia sopportabile

stendo la mano
e ne ho schifo
stendo la mano e mi chiedo
chi stende la mia mano?

ogni momento mi fa perdere
enormi tesori di cui vengo a sapere
solo quando li sto perdendo.

SCAPPO, FINALMENTE, DALLA MIA GIOVENTÙ

Dio, con quanta gioia
ho guardato scorrersi
gli anni della mia giovinezza

non sapevo come fare
per cacciar via più presto
gli anni della giovinezza
niente mi pareva più piacevole
niente di migliore
che vedere come passa presto
la mia vita.

tutto mi servira
se mi poteva aiutare
a scappare
presto-presto-presto
in un attimo
dalla mia gioventù.
i polmoni mi impedivano di camminare più presto
il cuore era come una muraglia dinanzi a me
gli occhi, sempre insopportabili,
mi abbagliavano dolorosamente

Dio, con quanta gioia
ho guardato scorrersi
gli anni della mia gioventù.

LA NOSTAGIA DELLA BELLEZZA

ho spesso paura
che la bellezza abbia lasciato
questo mondo
prima che io
la possa toccare

sempre qualcuno mi dice
che la bellezza ha esistito
che esiste ancora
ma io
io
non la posso toccare.

COSÌ SI DEVE
perché, communque, non si capisce più nulla
è bene che parliamo di tutto
con sicurezza e superbia
è bene che imbrattiamo anche quello

che non potremo toccare mai più

così si deve:
che guardiamo con profonda rabbia
tutto quello che non capiamo
e tutto ciò che – per un attimo –
ci potrebbe far uscire
da noi stessi

DINANZI ALL’INFINITO

Con i miei limiti vado incontro
all’infinito
come, spesso, efimeri arcobaleni
vengono dissetarsi e calmarsi la vita
nell’Oceano

È TROPPO TARDI, AMORE MIO,
PERCHÉ M’AFFRETTI

non sarò mai più
così vecchio come oggi

all’improvviso mi hanno messo dinanzi
un antico specchio nel quale
mi sono scorto scomposto

mutilato, umiliato
adesso, mi tengo ritto, immobile
sotto gli abeti immensi del giardino Copou
ma dentro di me
tutto si muove
in una confusione
terribile

è troppo tardi, amore mio,
ché mi affretti
dapperttutto ricevo
solo notizie allarmanti
e ripongo tutte le mie speranze
in questo inverno.

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